un racconto, una recensione, un punto di vista e un salto nella storia del cinema, da leggere assolutamente per il rinfrescante piacere di ricordare.
Billy Wilder dirige Tony Curtis, Jack Lemmon e Marilyn Monroe per quello che è stato definito uno tra i cento migliori film americani della storia del cinema.
Quando si parla di Billy Wilder non può non venire in mente A qualcuno piace caldo (Someone like it hot) del 1959, commedia presente nella classifica dei cento migliori film americani di sempre e primo nella classifica delle cento commedie statunitensi più divertenti. Come se non bastasse, il film ha vinto oltre a un meritato Premio Oscar anche tre Golden Globe. Ma A qualcuno piace caldo non è solo questo. Stiamo parlando di una commedia dal meccanismo implacabile, con battute fulminanti e incalzanti, che racchiude in sé non solo il tono da slapstick comedy ma anche – seppur con carattere parodistico – quel tocco da gangster story che in quegli anni stava spopolando al cinema.
Il film, oltre a rappresentare una summa di quelli che sono le tematiche e i caratteri della filmografia Wilderiana, è un punto di riferimento per un qualunque regista che decida di avvicinarsi al genere. A questo proposito, come dimenticare il ringraziamento a Wilder fatto dal regista, premio Oscar di quest’anno, Michael Hazanavicius che ha saputo riportare in auge, con The Artist, il film muto e in bianco e nero nell’epoca del 3D imperante?
Anche se non lo si è visto, la trama di A qualcuno piace caldo è ben nota ai più: Chicago anni ’20, in pieno proibizionismo il duo di musicisti Joe (Tony Curtis) e Jerry (Jack Lemmon) suonano in vari locali sbarcando il lunario con serate improvvisate in varie orchestre della città. Una sera le cose precipitano, dopo un’irruzione della polizia in un locale dove i due si esibiscono, Joe e jerry perdono il lavoro e per varie coincidenze si trovano ad assistere loro malgrado alla famigerata strage di San Valentino, diventando così scomodi testimoni da eliminare. Braccati dagli scagnozzi del boss mandante della strage, Joe e Jerry sembrano trovare un’unica salvezza: entrare in un’orchestra che sta per partire per la Florida. unico incoveniente è che i due musicisti richiesti devono essere di sesso femminile, così come tutta al femminile è l’intera orchestra in partenza. Joe e Jerry decidono di travestirsi diventando cosi Josephine e Daphne, le due vengone così scritturate e durante il viaggio fanno conoscenza con il resto dell’orchestra, tra cui c’è la suonatrice di ukulele Zucchero (Marilyn monroe) che affoga nell’alcool le sue recenti pene d’amore. Sia Joe che Jerry vorrebbero corteggiare la bella Zucchero, ma si trattengono sapendo che potebbero essere smascherati, ma una volta giunti in Florida, nell’albergo dove si dovranno esibire, Joe esce dai panni di Josephine e si trasforma in un ricco rampollo miliardario..
A qualcuno piace caldo è sicuramente il film che chiude una certa fase del cinema wilderiano e con il quale il regista di origini austriache si prodiga in una specie di riassunto delle tematiche a lui più congeniali, con tocchi di humour nero d’antologia che fungono, però, da momento convenzionale per innescare l’azione (si ricordi, ad esempio, come Viale del tramonto sia in realtà un racconto dall’oltretomba): ciò che spingerà Joe e Jerry ad assumere le sembianze dell’altro sesso sarà, difatti, proprio la paura di morire per mano di spietati gangsters. A molti è noto che Wilder fosse un amante di Freud e, in effetti, questo film molto più di altri si basa proprio sulla teoria freudiana di Eros e Thanatos; la maestria del regista sta proprio nell’aver raccontato con approccio esilarante la posizione dei due protagonisti nei confronti della sessualità (desiderio di vita) e della morte che li spinge a travestirsi. E proprio il travestimento è un’altra tematica essenziale della filmografia Wilderiana, qui trattata così brillantemente: Wilder, cineasta vissuto in quel fervore culturale della Berlino anni ’20, proprio in questo film cela una profonda abiguità: i personaggi sono continuamente costretti a fingere e a mascherarsi per sfuggire a un regime di censura. Il fatto, inoltre, che la trama di A qualcuno piace caldo sia ispirata a un fatto di cronaca realmente avvenuto (La strage di San Valentino del ’29) lascia a Wilder la possibilità di sovrapporre al reale il proprio immaginario narrativo creando paradossi umoristici tramite i quali diventa più significativo raccontare le antinomie del cuore umano.
Film che inizialmente era nato senza la tematica gangster e scritto per una produzione tedesca, diventa successivamente un pretesto di auto-citazione per il regista (le auto e le sirene della polizia che rimandano all’inicipit del già citato Viale del tramonto; il getto di vapore del treno che colpisce Marilyn Monroe è probabilmente un’allusione ironica al soffio malandrino di Quando la moglie è in vacanza; mentre il riflesso allarmante dello specchietto nell’occhio di Jerry/Daphne era già stato uno dei motivi portanti del precedenteTestimone d’accusa) ed ai grandi successi del periodo (i classici gangster movies come Nemico Pubblico, Scarface – Lo sfregiato, nonché la star Cary Grant sbeffeggiata nella personificazione del riccastro rampollo di casa Shell). A qualcuno piace caldo prende tutti questi elementi e inietta loro una nuova ed esilarante linfa vitale, rendendoli partecipi del trionfo della finzione. Senza dimenticare, infine, un cast straordinario: Tony Curtis, Jack Lemmon e Marilyn Monroe che si sono trasformati in icone intramontabili del cinema classico, probabilmente proprio grazie a questo capolavoro.
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