anteprima: my week with marilyn

Simon Curtis

ANTEPRIMA – My Week with Marilyn

Biografico, durata: 99’ – Regno Unito 2011
BBC Films, Lipsync Productions, Trademark Films, UK Film Council, The Weinstein Company

È il 1956, il giovane Colin Clarke, dai migliori college inglesi arriva al cinema lavorando come assistente di Sir Lawrence Olivier sul set del film Il principe e la ballerina. Il film inizia come la storia di una passione forte, quella per il cinema: Colin è disposto a tutto per entrare a far parte di quel mondo, del fare cinema. Sono la sua tenacia e la sua dedizione che lo rendono un ottimo assistente. La sensibilità e l’ingenuità lo avvicinano alla star del film in produzione: Marilyn Monroe, all’epoca appena sposatasi con lo scrittore Arthur Miller, vulnerabile, in crisi.

Clark ha raccontato la sua storia in un libro.

La settimana descritta in My Week with Marilyn non è inclusa in quel libro e il film è un breve viaggio, una piccolissima storia d’amore e di comprensione, è una settimana nella vita di un giovane ragazzo e uno sguardo dentro Marilyn.

Attraverso gli occhi di Clark vediamo l’anima dell’attrice. È difficile vedere davvero Michelle Williams nel film: quello che passa è un’interpretazione sicura, leggera e sommessa che lascia trasparire solo la ragazza dietro l’icona. Non l’attrice, non la ragazza di campagna, non la moglie, non la star, non solo: tutto questo negli occhi e nei movimenti della Williams, che sembra posseduta dallo spirito di Marilyn, non recita, sembra che Marilyn riviva sullo schermo oggi.

Un modo tenero ed emozionante per essere sicuri della grandezza di questo piccolo film è guardare Il principe e la ballerina, il film di cui si parla in My Week with Marilyn. Allora quando visti entrambi i film ci si rende conto che le persone, gli attori, le scenografie, le emozioni si confondono fino a confondere i due film la conclusione possibile è una sola: My Week with Marilyn è un bellissimo film. Seppur “piccolo”, un film inglese dalle poche pretese che racchiude in se lo spirito britannico di modestia e grandiosità allo stesso tempo. In questo caso maestose sono le interpretazioni degli attori, la riproduzione fedelissima delle scenografie del film di Olivier, il risultato impeccabile.

Non c’è mai esagerazione, né sulla popolarità della Monroe, né sui suoi tantissimi problemi: ci sono solo una delicatezza ed un’infinita emozione che potrebbero portare alle lacrime.

In pochissime parole: una delicata visione, un po’ dell’anima di Marilyn, uno sguardo non intrusivo sul mondo del cinema.

Menzione d’onore a Kenneth Branagh: per tutto il film sicuramente, ma in particolare per un toccante monologo che da solo riassume lo spirito di un’epoca, di un uomo che sta perdendo la passione e la carriera e di una donna che ha cambiato il mondo del cinema.

Branagh è Olivier, Michelle Williams è Marilyn, non lo si dubita mai.

Se volessimo, e vogliamo, descrivere il film con una citazione: “When Marilyn gets it right, you just don’t wanna look at anyone else”. Vale per lei così come per questo capolavoro silenzioso.

VOTO: 5/5

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