venezia out – il commento FINALE e personale sulle giornate trascorse

uPDATE – I VINCITORI

A sorpresa il LEONE D’ORO va al film Faust di Aleksandr Sokurov
Il Leone d’argenvo a People Mountain People Sea di Cai Shangjun e il premio speciale della giuria all’italiano Terraferma di Emanuele Crialese.
Michael Fassbender prende naturalmente la meritatissima Coppa Volpi per l’interpretazione in Shame di steve McQueen (e questo era abbastanza scontato). La sua equilavente femminile è Deanie Yip (A Simple Life)
Il premio Mastroianni per l’attore emergente va Ex aequo a Shota Sometani e Fumi Nikaido, Himizu.
Premio per il contributo tecnico a Robbie Ryan per la fotografia del criticato Wuthering Heights.
La miglior sceneggiatura è di Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou per Alpis e il premio De Laurentis per l’opera prima a Là-bas di Guido Lombardi.

Insomma, fatta eccezione per Fassbender, i premi non sono andati a nessuno dei favoriti. Con Aronofksy presidente di giuria ci si poteva aspettare qualche stranezza e così è stato. Niente grandissimo nomi sul palco, ma probabilmente (non avendo visto molti dei film in concorso dobbiamo avere fiducia) qualità dei contenuti preferita alla tecnica.

Update – 8 settembre

Oggi sui giornali si legge del flop di Quando la notte.
Ovviamente da questo posticino privato sul web si parla senza aver visto nulla, per sentito dire e attraverso le recensioni e i commenti dei protagonisti. E’ anche vero che le cronache della proiezione del film tratto dall’ennesimo romanzo della Comencini non possono essere ignorate (a meno che non si creda ferventemente in teorie di complotti e sabotaggi, ma io da quando sono cresciuta preferisco Scully a Mulder).
Ciò che si viene a sapere è che, a metà della proiezione stampa, ci sono stati fischi e risate: perfetto per il mio motto deglli ultimo giorni, professionalità a gogo!
Queste reazioni mi risultano già abbastanza intollerabili al multisala, figuriamoci se si tratta di critici e giornalisti.
Quindi senza commento sul film, il flop di oggi non è tanto la pellicola, quanto la reazione inappropriata del pubblico.

Anche dall’intima, seppur super tecnologica, postazione casalinga la settimana del Festival del Cinema di Venezia è onnipresente nella mente e nel blogg (ed in alcuni casi, stranamente più vivace che per chi al Lido c’è con il corpo).

Quello che si può trarre dalle letture di questi giorni:

Le Idi di Marzo di Clooney è il favorito, a seguire Carnage dell’esiliato Polanski. In terza posizione il nostro personale preferito Shame, di Steve McQueen (fa sempe un po’ strano scrivere questo nome).

Il giudizio personale è in base all’esperienza passata e Clooney ancora non convince. Non c’è modo di dire cattiverie su Carnage in figucia alle performance del cast colossale, ma Shame dev’essere di una bellezza inaudita. Lo stile di McQueen è unico anche se siamo solo al secondo lungometraggio: nella mia immaginazione è impossibile screditare in alcun modo un regista che riesce a mantenere vivo un film con 2o minuti di dialogo a telecamera fissa (e per giunta in irlandese abbastanza stretto).
Hunger è stato ed è tutt’ora un capolavoro di orrendo realismo, che poi è il miglior tipo di realtà da immortalare. Escrementi suoi muri di celle in cui prigionieri politici si lasciano vivere dalla sporcizia, coperti solo da un lenzuolo, piaghe e lenta morte per fame, performace impeccabilmente straordinarie degli attori e un senso di pace che non dovrebbe stare in quel posto, in questo film. La cinematografia del giovae regista britannico è di un classicismo estetico spaventoso nella sua capacità di estrarre bello e viscere da quello che ha di fronte.
Allora si può solo immaginare l’angoscia di Shame, dove la libertà è preclusa dall’animo dei protagonisti, in antagonia con la serenità delle convinzioni e la pace delle scelte di Hunger.
Due film che saranno con tutta probabilità l’uno lo specchio dell’altro.
Michael Fassbender è il protagonista di entrambi e il giovane talento dimostrato negli ultimi anni lo sta ripagando di gavetta e fatiche.

Gli italiani vanno bene, ma non sembrano il lizza per il Leone d’Oro, nonostante le standing ovation e gli applausi. Il più criticato (come al solito) è Quando la notte.. per forza, il protagonista è Filippo Timi, un outsider di etremi multipli talenti.

Tinker, Tailor, Soldier, Spy ha vissuto la sua giornata in sordina e Cime Tempestose ha deluso molta critica. Anche qui in attesa di vedere tutto, è possibile che i giudizi personali della sottoscritta si discostino drasticamente da quelli della maggioranza.

Ancora qualche giorno, ancora qualche film.
E rimaniamo qui con la tristezza della scarsa – quasi inesistente – distribuzione di Ruggine, una vergogna.

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