Oscar 2014, elucubrazioni sconnesse tra la visione di American Hustle e Wolf of Wall Street. Academy considerations parte prima.

collage hustle wallstreet oscar 2014

Nota: questa cosa qui sotto si può leggere iniziando da qualsiasi paragrafo sia di vostro piacere.

Tra i visti candidati all’Oscar come miglior film e vari accessori tra cui attori protagonisti e non Hustle e Wolfie sono i due più simili e i candidati più probabili.

Incidentalmente se la scelta non cadrà sul capolavoro di noia che è stato la sensazione per un paio di settimane, quel di Alfonso Cuarón, Gravity, che qualche premio ha preso, ma non è certo all’altezza di un best picture, non è abbastanza completo, troppo fisso, troppo poco sviluppata la storia nella foga di creare un capolavoro di effetti speciali.

C’è poi 12 Years a Slave di McQueen, “quello che dirige Fassbender”: bello, ha possibilità, ma non posso fare a meno di compararlo al super-snobbato Shame dell’anno scorso e non ci sono paragoni. Dovesse vincere McQueen quest’anno sarebbe una delusione per il suo stesso film precedente, non lo raccomando e non lo approvo.

Her, appena arrivato quatto quatto, troppo strano forse per l’Academy. Nebraska, Philomena e Captain Philips mancano da vedere, ma se non ho ancora trovato il tempo io di guardarli un perché ci sarà.

Torniamo a poppa: Hustle e Wolf, vanno mano a mano sul genere, cast di riguardo, regia, storia. C’è poco confronto e fin troppo.

Non che il povero Leo si possa aspettare la statuetta (forse), c’è la performance di Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club. Spiragli se ne trovano, specie nella scena completamente fuori controllo dal country club a casa, giù a rotoli per le scale ed un tentativo di entrare in Ferrari che, sempre se non ci fosse McConaughey da sola varrebbe da sola a garantire il premio. . Il problema è che Leo è bravo, ma schiavo del faccino da Titanic e un passato troppo teen idiol.

La perla nascosta nel film di Scorsese è uno degli attori più sotto-esposti di Hollywood e dintorni Kyle Chandler. Tra cazzi e mazzi (di banconote) scopriamo che alla fine la storia ce la porta avanti lui? Si dai.

Il mio personale odio per Jonah Hill ha deciso di astenersi dalla recensione del film, quindi non lo metterò come punto a sfavore, ma forse DiCaprio avrebbe brillato un pochino di più con qualcun altro.

Punto forza di Scorsese: tre ore tre di film e non ci si annoia mai, nemmeno quando la storia detterebbe un piccolo sbadiglio (troppo porno, c’è una cosa come troppo porno). La chiave? In quei punti dove senti che stai per perdere attenzione Leo/Jordan ti parla direttamente, guarda in camera e ammette lui stesso che sta divagando, fa un riassunto, torna al punto e andiamo avanti. Questo in Hustle non c’è, ma David O. Russell ha uno stile calmo e tranquillo che gli intenditori apprezzano, una finesse nelle regia che addolcisce la pillola del polpettone. E il cast aiuta, chi c’è c’è sullo schermo è uno di cinque giganti dei nostri tempi, non si discute la strategia, d’altronde l’anno scorso ha pagato con Silver Linings Playbook.

Poi c’è la news girata in rete, cartaceo, tv, ovunque, sull’esorbitante numero di contate parolacce. Ma erano gli anni ottanta/novanta, suvvia, a mala pena si notano.

L’onnipresenza 2013/14 di McConaughey lascia un’impressione ottima anche se solo per 10 minuti, essenziali.

Hustle adesso.

Che cast, gente di prim’ordine, gente come Jennifer Lawrence che l’anno scorso è capitombolata sull’omino d’oro con lo stesso regista e, probabilmente, farà il bis quest’anno; preferibilmente senza cadere.

Batman è nominato nella categoria miglior attore protagonista come Leo e con lo stesso impiccio proveniente dal piccolo indipendente Dallas Buyers Club, MM si è portato a casa già quasi tutto il vincibile.

La storia intriga, si porta avanti bene ma al contrario del Jordan di Scorsese che nel raccontare si rivolge direttamente in camera, Russel si dà al voice-over, forse stufa un po’, dopo un po’.

Amy Adams è la Jonah Hill di Christian Bale e nonostante i vestiti sexy non intriga abbastanza, è strana così, a volte brilla, a volte sbirluccica e basta. O forse ormai per noi Bale va in coppia con Catwoman, c’è questa possibilità.

Bradley Cooper ci dà, ma un po’ meno dell’anno scorso con Silver Linings. Pare che il film non mi piaccia, invece no, insieme il cast fa scintille, anche il macchiettato Jeremy Renner. La Jennifer la mettiamo un gradino sopra, non protagonista lo diventa in ogni singola scena, ogni. E in ogni caso David O. Russell, premi o no, ha fatto tripletta dopo The Fighter e Silver Linings, complimenti.

Secondo me chi si prende i premi? Bho.

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