Continuo ad elaborare su-tra cinema, mente, visione, horror: parte seconda

Ieri era, parte prima.

Body Dysmorphic Disorder: La dismorfofobia (dal greco antico dis – morphé, forma distorta e φόβος, phobos = timore) è la fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore. (E scusate se mi servo di Wikipedia)

In taluni soggetti, questa forma fobica, può causare uno stress emozionale e incapacità di tessere adeguate ed equilibrate relazioni sociali e sessuali, con conseguente isolamento sociale e distonie inerenti alla sessualità. L’individuo può sviluppare comportamenti fobico-ossessivi, talvolta dannosi per la propria salute poiché possono evolvere in anoressia nervosa e bulimia, semplice o nervosa.

Se c’è un’arte che può riuscire a catturare la natura, e il deterioramento, di questa patologia è il cinema e lo ha fatto. Ho parlato dei Cronenberg perché pensando a questo genere di film è il primo nome che viene in mente, il primo esempio La Mosca, poi eXistenz, Videodrome.

Ma i tempi cambiano, il cinema segue e si accorge che anche le fobie forse stanno cambiando. Ecco che il body horror dal corpo passa alla mente, gradualmente.

La quasi certezza della teoria mi sovviene cercando di spiegare a profani quello che ho scritto ieri, si arriva a parlare di Cosmopolis, ultimo lavoro di Cronenberg: devo tagliarmi i capelli, devo mantenere le apparenze nella candida bianca limousine, devo arrivare dal barbiere attraversando la città in sommossa; da qui a lì (che è la fine del film) l’aspetto visuale tipico del regista è in costante e stridente contrasto con i dialoghi, la psiche del protagonista chiusa dentro una macchina. La limousine è il cervello o il corpo? Il corpo sta nella limousine o nelle conversazioni esasperanti e sterili?

Cosmopolis

Se prima l’aspetto psicologico era derivato dalla forma del corpo, adesso il corpo è meno identificabile, è nei dialoghi, nelle metafore, è in costante tendenza verso il virtuale.

Ieri guardando Her si è accesa la proverbiale lampadina. Un senso di profondo disagio (anche fisico?) nel vedere persone anonime, un futuro dove l’apparenza ha perso importanza perché, dove la moda e il make-up non esistono. Non te ne accorgi subito, ci vuole un po’ a notare quanto blando sia il corpo umano nel film di Spike Jonze. Siamo forse giunti all’opposto dello spettro tra oggi e La Mosca: la mente e i sentimenti sono completamente distorti mentre fuori non c’è distinzione.

Fra poco avremo la prova, quando nella morte la coscienza dello scienziato interpretato da Johnny Depp sarà trasferta su hard drive e prenderà vita in Transcendence.

Il futuro che ci aspetta è una collettiva malattia mentale che renderà obsoleta la corrente ossessione per il gloss e lo shine delle modelle sui magazine.

Oggi non so cosa sia meglio e cosa peggio: mentre dichiaro guerra alla bellezza anoressica delle passerelle e ai pregiudizi contro la body modification mi dovrei forse preoccupare di se e quando il mio cervello chiederà di assomigliare ad un computer?

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