Scream 4: un piccolo saggio di semantica e semiotica del film

E del fare film. E del fare film per il pubblico. Per il pubblico che ne capisce.

E non leggete oltre se non volte spoiler, perchè qui sputerò in bianco e nero tutti i colori del film che ha sollevato dall’oblio un genere in decadenza e tonnellate di letteratura in merito. Scream 4 è tutto ciò che da anni aspettavo, tutto ciò che ho ricercato e studiato, approfondito fino alla nausea, tutte le regole di semiotica, di semantica, di montaggio, sceneggiatura, letteratura, di cinematografia e di ingegno che ho sperato potessero esistere in una produzione per le masse; dalla teoria (mezza teoria, si parla di un campo poco esplorato e discusso) allo schermo senza batter ciglio.

Scream 4 è un capolavoro di inter-intra-meta testo. Se solo i grandi pensatori che hanno dato vita alle agoniate teorie potessero vedere.

Un punto chiave è il seguente: tutto quello che si potrà leggere della trama e degli impianti teorici (filmici e non) è sempre riferito al pubblico dai personaggi stessi. Non una sbavatura di concetto viene lasciata al caso o all’intuizione. Ogni passo cinematografico è legato ad uno teorico e ad ogni passo segnalato e sottolineato dai dialoghi. Lo sforzo richiesto a chi guarda è minimo e immenso allo stesso tempo. Perchè si recepisce al 101% o non lo si fa affatto.

Come in un gran premi di formula uno (di quelli vecchi) non sai mai quando verrai colpito dalla noia, te l’aspetti; quello che non ti aspetti è il sorpasso finale. Scream 4 sorpassa Sceam in tutte tre le occasioni presentate dalle vetture di testa della trilogia, sorpassa le parodie ifinite che rischiavano di renderlo un film da ridere e, a sorpresa e con orgoglio, supera i limiti invisibili (perchè introvabili, inimmaginabili) supera se stesso ad ogni nuovo giro di plot, le aspettative dello spettatore, il confine spesso invalicabile delle teorie messe in pratica a metà. Questo film non è il quarto di una serie, si erge da solo contro la trilogia, contro tutti i remake prodotti nel mondo dall’inizio del secolo, abbate le regole della “prossemica” tra schermo, libro e audience per non doverci girare attorno.

Inizia con la scena classica delle teenager, che si rivela essere l’inizio di un film. Altre ragazze lo stanno guardando ed è anche questo un film che altre due ragazze stanno guardando. Non te lo puoi aspettare, ma è così. E’ l’unico twist non prevedibile: la straordinaria bellezza di Scream 4 è, infatti, l’aver ottenuto un risultato di rilvanza accademica con un film classico in tutto e per tutto, secondo i dogmi imposti da anni di storia del cinema. Niente e tutto di nuovo.

Le scene principali sono ripetute e rivissute, ricordiamolo, sempre accompagnate dalla descrizione dei personaggi, che appaiono ben coscenti di essere pedine in un intreccio di finzioni: gli eventi del primo film, il libro del secondo, il film del terzo.

E siamo ancora qui a venire a capo di un gomitolo che non ha nodi, che si srotola con la facilità più estrema.

Non c’è parodia dell’horror, ma solo della realtà, con l’utilizzo di una falsa critica sociale della vita moderna per giustificare la storia. Tutto questo sbrodolare di teorie con una regia impeccabile.

“Name the movie that started the slasher craze: Halloween, Texas Chainsaw Massacre, Last house on the left or Psycho… None of the above! (…) First movie to ever put the audience in the killer’s POV”

“Name the remake of the groudbreaking horror movie in which the villain…” “Halloween, Texas Chaisaw, Dawn of the dead, The Hills have eyes, Amityville horror, Last house on the left, Friday the 13th, A nightmare on elm street, my bloody valentine, A stranger calls, Prom night, Black Christmas, House of wax, The fog, it’s one of these right?”

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